mercoledì 3 febbraio 2010
La veglia sarebbe la realizzazione allucinatoria durante il giorno di un desiderio inappagato durante la vita notturna.
Le mie recenti notti insonni mi portano ad esplorare zone di pensiero mai cavalcate. Mi trasformo in un filosofo, nel buio e nel silenzio della notte. Quando entro nel letto, so già che non prenderò sonno facilmente. Leggo per rilassarmi o per abitudine, poi quando spengo la luce del comodino, mi ritrovo completamente sveglio, senza alcuna voglia di dormire. Il cervello si attiva, accende i suoi motori e mi ritrovo così concentrato sui miei futili pensieri che mentre li creo, li vivo. Ma ad un livello molto intenso. In questi casi, ho notato, che per magia è come se conoscessi tutta la storia del pensiero filosofico, tutta la storia dell'uomo, tutta la psicologia. Sono così sicuro di me, così esperto e ragiono così bene da non riconoscermi. Deduco, trasformo, cito ecc. Il tempo è altamente deformato: spengo la luce alle 2.10 e quando dopo la riguardo (pensando sia passata appena un'ora) sono già le 3.56 e poi le 5.40. Non riesco completamente ad essere sicuro che si stia trattando di un sogno o meno. non ho prove per capirlo. I pensieri che nella notte mi tengono con gli occhi spalancati e mi fanno rigirare nel letto senza lasciarmi tregua, di giorno diventano piccoli, insignificanti o imbarazzanti e fuori luogo. Ma nella notte, nel buio della notte, quando mi trasformo in filosofo e tutto il mondo dorme, deduco trasformo e cito, senza tregua. Forse perchè ho paura della morte. Come i filosofi.
giovedì 14 gennaio 2010
All'inizio era il verbo
Siete arrivati. Le porte che trattengono la luce si stanno spalancando. E ve lo dirò in queste poche parole scritte male.
Voi pensate di esistere al di fuori di questo testo, di avere una vita vostra esterna a quello che adesso state leggendo. Purtroppo per voi, il giorno della verità è ora e io tengo in mano il vostro "senso della vita". Queste parole sono voi, contengono la matrice della vostra ombra sulla terra. Voi siete una piccolezza, un niente in un'universo infinito di parole, che stanno raccolte qui. Tutti gli esseri di questo piccolo pianeta, al massimo potrebbero rappresentare uno spazio bianco tra queste poche righe. Voi siete perché io scrivo. Io scrivo perché voi siate. Voi, in realtà, non esistete senza questo testo. Non siete altro che il nulla. Queste poche parole vi schiacciano, voi, piccole amebe allibite, egocentrici e sopravvalutati esseri umani. Questo testo è il solo e unico testo sacro, che raccoglie le vostre anime per strapparle all'ombra del vuoto che avete dentro di voi e che vi porta alla luce divina. Parole che sono Dio. Se non ci credete ancora non fa niente: la vostra piccola mente lobotomizzata, gli effimeri occhi ciechi, le vostre mani informicolite non possono auscultare la divinità che sono. Che pena che mi fate. Che ignobile stirpe ho creato.
Adesso però, che sapete la verità, riflettete e ricominciate da capo, se volete.
Voi pensate di esistere al di fuori di questo testo, di avere una vita vostra esterna a quello che adesso state leggendo. Purtroppo per voi, il giorno della verità è ora e io tengo in mano il vostro "senso della vita". Queste parole sono voi, contengono la matrice della vostra ombra sulla terra. Voi siete una piccolezza, un niente in un'universo infinito di parole, che stanno raccolte qui. Tutti gli esseri di questo piccolo pianeta, al massimo potrebbero rappresentare uno spazio bianco tra queste poche righe. Voi siete perché io scrivo. Io scrivo perché voi siate. Voi, in realtà, non esistete senza questo testo. Non siete altro che il nulla. Queste poche parole vi schiacciano, voi, piccole amebe allibite, egocentrici e sopravvalutati esseri umani. Questo testo è il solo e unico testo sacro, che raccoglie le vostre anime per strapparle all'ombra del vuoto che avete dentro di voi e che vi porta alla luce divina. Parole che sono Dio. Se non ci credete ancora non fa niente: la vostra piccola mente lobotomizzata, gli effimeri occhi ciechi, le vostre mani informicolite non possono auscultare la divinità che sono. Che pena che mi fate. Che ignobile stirpe ho creato.
Adesso però, che sapete la verità, riflettete e ricominciate da capo, se volete.
mercoledì 23 dicembre 2009
R.I.P.&TENDO
.come se mi stessi ripetendo. E' una specie di ciclo che ho nel mio sistema biologico, come un'orologio, che ritorna al punto di partenza e si ripete, si ripete all'infinito. E' un demone che mi mangia dentro, all'altezza dello stomaco, ma è bastardo, perché mi sta gustando piano. Tutto si convoglia nello stomaco, ma è dal cervello che parte tutto. Ne sono sicuro. Cambiano le stagioni, gli anni, le persone, ma la mia testa fa regolarmente una specie di "click" e ritorno al punto di partenza.
Porca puttana...è difficile da spiegare, ma in pratica è..
Porca puttana...è difficile da spiegare, ma in pratica è..
lunedì 14 dicembre 2009
Ad un vecchio uomo.
Dell'uomo degli uomini, del lavoratore della terra, del vecchio duro ma dal cuore d'oro,
rimanevano le rughe della fatica, il fisico asciutto e l'occhio sempre lucido.
Ma il tempo passa per tutti e adesso veniva controllato, viziato e coccolato dai suoi figli. I ruoli si erano invertiti. Adesso i figli, con le loro famiglie, tornavano alla vecchia casa per stare con il vecchio. Il vecchio nonno, saggio e con quelle mani enormi, dure, che spaventavano i nipoti con i loro pizzicotti. Dimostrazioni di affetto di una famiglia cresciuta con la guerra. Ma che hanno cresciuto a loro volta figli moderni.
Il tempo passa. E lui lo sapeva bene. Ma si era rassegnato e in qualche modo aveva fatto sua questa idea. E tutto andava bene. Anche se si trovava in una stanza d'ospedale di una città come Milano. Da solo, nella "gabbia". Il giorno prima era il suo compleanno. Il giorno dopo? ...il tempo...
Il tempo passa. Senza fermarsi.
rimanevano le rughe della fatica, il fisico asciutto e l'occhio sempre lucido.
Ma il tempo passa per tutti e adesso veniva controllato, viziato e coccolato dai suoi figli. I ruoli si erano invertiti. Adesso i figli, con le loro famiglie, tornavano alla vecchia casa per stare con il vecchio. Il vecchio nonno, saggio e con quelle mani enormi, dure, che spaventavano i nipoti con i loro pizzicotti. Dimostrazioni di affetto di una famiglia cresciuta con la guerra. Ma che hanno cresciuto a loro volta figli moderni.
Il tempo passa. E lui lo sapeva bene. Ma si era rassegnato e in qualche modo aveva fatto sua questa idea. E tutto andava bene. Anche se si trovava in una stanza d'ospedale di una città come Milano. Da solo, nella "gabbia". Il giorno prima era il suo compleanno. Il giorno dopo? ...il tempo...
Il tempo passa. Senza fermarsi.
sabato 12 dicembre 2009
Pillola
Senza ispirazione davanti ad una pagina bianca, non si può scrivere niente.
Fortunatamente sono sempre ispirato.
Fortunatamente sono sempre ispirato.
venerdì 30 ottobre 2009
piove
Lui la fece guardare verso la piazza semi vuota. "Guarda" disse, "la pioggia bagna tutto indistintamente. Piove sulle cose buone e su quelle brutte. Piove su quel cadavere di piccione, su quel signore, e su di noi, sul nostro amore. Non è una bella lezione questa?" Lei lo guardò frastornata e alla fine gli disse "Quale amore?".
martedì 6 ottobre 2009
crisi
Un cane guarda il treno ripartire, poi attraversa i binari e scompare dietro la staccionata.
Possibile che gli altri non se ne accorgano? Tutta questa esistenza,
folle, cruda, spiattellata in faccia alle 6. 30 del mattino. Tutto ciò non serve, mi ripeto, è insignificante. Vorrei piangerci ma sarebbe banale.
Un gatto dorme sul tappeto all'ingresso di una casa. Sono le 7. 40. Fa freddo.
La realtà non si spegne. Il creatore si è dimenticato di costruire l'interruttore. Maledetto stronzo. Ci vuole far uscire pazzi?
Canarini e altri uccelli sono in gabbiette bianche, messe in fila davanti una casa.
La natura è così perfetta. Tutto serve a qualcosa, tutto ritorna e tutto si estingue. Nessuna perdita. Un centro di riciclaggio perfetto. Ma senza senso. E' osceno.
In mezzo alla strada, due ali di piccione comletamente aperte e intatte, escono dalla strada come in rilievo. Nel mezzo un ammasso di sangue secco e piume è tutt'uno con l'asfalto.
Possibile che gli altri non se ne accorgano? Tutta questa esistenza,
folle, cruda, spiattellata in faccia alle 6. 30 del mattino. Tutto ciò non serve, mi ripeto, è insignificante. Vorrei piangerci ma sarebbe banale.
Un gatto dorme sul tappeto all'ingresso di una casa. Sono le 7. 40. Fa freddo.
La realtà non si spegne. Il creatore si è dimenticato di costruire l'interruttore. Maledetto stronzo. Ci vuole far uscire pazzi?
Canarini e altri uccelli sono in gabbiette bianche, messe in fila davanti una casa.
La natura è così perfetta. Tutto serve a qualcosa, tutto ritorna e tutto si estingue. Nessuna perdita. Un centro di riciclaggio perfetto. Ma senza senso. E' osceno.
In mezzo alla strada, due ali di piccione comletamente aperte e intatte, escono dalla strada come in rilievo. Nel mezzo un ammasso di sangue secco e piume è tutt'uno con l'asfalto.